Nascere a Perugia

Come si nasce a Perugia? I dati dell’anno appena trascorso ci dicono che nelle sale parto del Nuovo Ospedale sono nati più bambini dell’anno precedente, che l’incremento è dovuto essenzialmente a donne straniere, il 27,5% del totale, più del doppio rispetto alla media nazionale (13,8%).

Da un incontro con alcune ostetriche del Dipartimento Materno- infantile dell’ospedale emerge una situazione abbastanza positiva: a Perugia è garantito il parto attivo e il parto in acqua, così come il rooming-in, il sistema che consente al neonato che non ha problemi di stare in camera con la madre.

Il percorso di “umanizzazione del parto” ha consentito alla struttura di ottenere dall’Osservatorio Nazionale di Sanità il “bollino rosa”, un riconoscimento di qualità del progetto “Ospedaledonna 2008″. Si rilevano però diversi aspetti su cui dover lavorare per offrire un servizio a misura di madre e bambino. La struttura, pur essendo nuova, non garantisce il massimo del confort ed alcune scelte, anche strutturali, non risultano funzionali cosicché non si riesce ad ottimizzare le risorse, soprattutto quelle umane.

L’aspetto che viene sottolineato di più è la mancanza di relazione e continuità tra ospedale e territorio: la gravidanza è seguita per la maggior parte dei casi dal medico privato, molto poco dai consultori e sono soprattutto le straniere a rivolgersi al modulo di medicina prenatale dell’ospedale.

Il risultato è che la donna troppo spesso è da sola ad affrontare un’esperienza forte come quella della maternità. La madre e il bambino, se non dispongono di una rete familiare di supporto, e sempre più spesso è così, non hanno un servizio che li segue in quel percorso meraviglioso ma complicato che è il “nascere”. C’è qualche esperienza di aiuto da parte di associazioni di sostegno tipo “Mother Assistance” ma è ancora poco sviluppato e non sempre funziona.

Le operatrici propongono la costituzione, per le gravidanze fisiologiche, di un ambulatorio di ostetriche che segua la gravidanza e il dopo parto in modo da deospedalizzare l’evento nascita ma è necessario che nel territorio vi siano figure professionali di riferimento.

Un altro aspetto che crea situazioni di difficoltà è dovuto al fatto che spesso la struttura non consente alla madre, quando il bambino non può essere dimesso, di rimanere ospite dell’ospedale. Ciò interrompe la relazione madre-bambino che è invece molto utile per migliorare qualsiasi situazione, anche relazionale futura.

L’obiettivo deve essere quello che l’ospedale di Perugia possa avere tutti i requisiti per diventare ospedale “Amico del bambino”.

Si stanno avviando azioni che tendono a favorire il benessere del neonato come lo “skin to skin”, la marsupio-terapia, l’aiuto per l’allattamento al seno, ma ci sono ancora molte resistenze da parte di operatori sanitari che recepiscono con difficoltà tecniche già ampiamente sperimentate in Italia e nel mondo e che hanno effetti molto positivi sia per il bambino che per la madre.